Cittadinanza europea, libera circolazione e welfare: la Corte di Giustizia fa chiarezza sul godimento delle prestazioni sociali nello stato UE ospitante

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Con questo articolo vogliamo informarvi sul contenuto di sentenze che hanno un impatto sulla vita dei giovani europei che vivono in un altro Stato membro dell’UE.

Di seguito la sentenza spiegata dall’Avv. Giulia Donadi –  consulente legale di Giovani Italiani Bruxelles

Per la Corte di Giustizia con sede in Lussemburgo: i cittadini dell’Unione economicamente inattivi che si recano in un altro Stato membro possono vedersi negato il beneficio di talune prestazioni sociali.

La Corte di giustizia con la sentenza pubblicata martedì 11 novembre 2014 (C-333/13) stabilisce una stretta relazione tra diritto di soggiorno e diritto a beneficiare delle prestazioni sociali nel paese membro ospitante.

Al vaglio della Corte la controversia tra due cittadini rumeni (una madre e suo figlio) e il centro per l’impiego di Lipsia (Germania). Quest’ultimo ha negato alla signora Dano e a suo figlio Florin le prestazioni dell’assicurazione di base. Dagli atti di causa risulta che la signora Dano vive in Germania insieme al figlio almeno dal novembre 2010 ed abita presso la sorella che provvede al suo sostentamento e a quello del figlio. Non ha esercitato alcuna attività lavorativa né in Germania né in Romania e non è in cerca di lavoro.

La Corte dichiara che per poter far valere il diritto alla parità di trattamento per quanto riguarda l’accesso a prestazioni sociali, è necessario che il soggiorno presso il paese ospitante soddisfi determinate condizioni fissate dalla direttiva sulla libera circolazione (direttiva 2004/38).

Tale direttiva, ricorda la Corte, distingue tra i soggiorni che vanno fino ai tre mesi e i soggiorni di durata superiore a tre mesi e inferiori a cinque anni.

Per i soggiorni che vanno fino a tre mesilo Stato membro ospitante non è tenuto ad attribuire prestazioni di assistenza sociale a un cittadino di un altro Stato membro o ai suoi familiari durante questo periodo.

Per i soggiorni della durata superiore a tre mesi ma inferiori a cinque anni (come nel caso in esame), sempre alla luce della suddetta direttiva, lo Stato membro ospitante “deve avere la possibilità di negare la concessione di prestazioni sociali a cittadini dell’Unione economicamente inattivi che esercitino la libertà di circolazione con l’unico fine di ottenere il beneficio dell’aiuto sociale di un altro Stato membro pur non disponendo delle risorse sufficienti per poter rivendicare il beneficio del diritto di soggiorno”.

La Corte ricorda che la direttiva 2004/38 “mira ad evitare che i cittadini economicamente inattivi utilizzino il sistema di protezione sociale dello Stato membro ospitante per finanziare il proprio sostentamento”.

Dunque, a parere della Corte, per le persone economicamente inattive che si recano in un altro Stato membro, il diritto di soggiorno è subordinato alla condizione che esse dispongano di risorse sufficienti.

E lo Stato membro ospitante può negar loro il beneficio di prestazioni sociali che sono assicurate ai propri cittadini che si trovano nella medesima situazione.

Nel caso in esame, la Corte ha sancito che la signora Dano e suo figlio, non disponendo di risorse sufficienti, non possono rivendicare il diritto di soggiorno in Germania in forza della direttiva 2004/38 e quindi non possono appellarsi al principio di non discriminazione sancito dalla suddetta direttiva e dal regolamento sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (reg. 883/2004).

Per Giovani Italiani Bruxelles / Giovani Italiani Europa questa sentenza è molto importante perché tocca nel vivo una questione chiave per le migliaia di giovani europei che scelgono di spostarsi in uno stato diverso da quello di residenza in cerca di opportunità e futuro.

Chiediamo che in questo periodo di recessione e di revisione delle politiche migratorie e sociali in molti paesi dell’Unione non venga minacciato il diritto alla libera circolazione dei cittadini.

Libera circolazione e godimento delle prestazioni sociali sono aspetti legalmente correlati ma distinti.

Ci teniamo a ribadire quanto sia importante tutelare la libera circolazione evitando di cadere in facili cliché sulla paura dei migranti  che sono una grande ricchezza nel paese ospitante in quanto forza lavoro, portatori di idee e di risorse che alimentano la vita economica e sociale dei paesi di accoglienza.

Questo non deve giustificare però comportamenti scorretti da parte di cittadini UE (e non) che fanno degli ammortizzatori sociali una fonte fissa di reddito invece di considerarli uno strumento temporaneo durante le fasi di ricerca di lavoro.

Queste forme di comportamento a volte scorretto possono risultare rischiose in un’Europa in cui il consolidamento fiscale ha diminuito i margini di manovra per il sostentamento dei sistemi di welfare  (dato che, come ha ribadito la BCE, si prevede un periodo lungo di crescita debole) e in cui le risorse per il welfare vanno tutelate per salvaguardare chi è effettivamente alla ricerca di un lavoro e quelle categorie deboli (madri, disabili, disoccupati in età avanzata, ecc.) che hanno più bisogno di assistenza.

Non ci sono differenze tra cittadini italiani, rumeni, tedeschi o extra-europei: chi si comporta in modo opinabile potrebbe costituire un danno per altri cittadini.

Bisogna stare molto attenti a non strumentalizzare certi episodi e la deliberata “denuncia dello straniero” che inevitabilmente apre la porta a facili fenomeni di razzismo ed euroscetticismo, con la minaccia non solo della libera circolazione dei cittadini ma anche di quei valori e  diritti civili e sociali che stanno alla base dell’Unione Europea.

Commento di Francesca Romana Minniti

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Prosegue la campagna sulla Garanzia Giovani: sondaggio e testimonzianze

Dopo l’incontro con l’ex-Primo Ministro Enrico Letta a giugno 2013 e la campagna #GaranziaOver25, Giovani Italiani Europa – Bruxelles  torna a occuparsi della Garanzia Giovani, e lo fa con due iniziative:

1. Una partnership con Adapt e Repubblica degli Studenti  per promuovere il questionario online, recentemente lanciato al fine di raccogliere le esperienze dei ragazzi e ragazze che si sono avvalsi dei servizi della Garanzia Giovani e poterne fare un bilancio della qualità e dell’organizzazione del servizio.

La Garanzia Giovani e’ una misura promossa dalle istituzioni europee che è stata ritenuta efficace in questo periodo di altissima disoccupazione giovanile.

Giovani Italiani Bruxelles si fa voce degli italiani all’estero nella città da cui è partita la misura perchè abbia un impatto positivo su chi ancora non è partito e non deve essere costretto a lasciare il proprio paese per mancanza di opportunità. A Bruxelles, capitale europea, moltissime istituzioni pubbliche e associazoni continuano ad appoggiarla e sottolinearne i benefici per le giovani generazioni. Chiediamo al governo e alle istituzioni locali e regionali che l’Italia attui questa misura in modo corretto in tutti le regioni e che non si verifichino disuguaglianze.

2. Una raccolta di esperienze personali sul servizio offerto dalle Regioni, raccontate in prima persona da chi è iscritto al programma e vive la Garanzia Giovani non come uno slogan europeo o una serie di statistiche, ma come una realtà quotidiana.

Queste due iniziative permetteranno a Giovani Italiani Europa – Bruxelles di capire meglio i reali effetti della manovra e la sua efficacia, per poter cosi’ continuare il suo lavoro di rappresentanza presso e collaborazione con le istituzioni europee a Bruxelles.

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COMITES: dovrebbero rappresentare gli italiani all’estero, lo sapevate?

Non li conosce quasi nessuno, sono il “Comitato degli Italiani Residenti all’Estero” – soltanto il 2,5% degli intervistati residenti in Belgio sa cosa sono secondo un recente sondaggio.

Hanno un budget elevato tramite la Farnesina  e tra poco più di un mese ci saranno le elezioni per il loro rinnovo.

Un altro organismo di rappresentanza e’ il CGIE, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero

Il Comites, è l’organo di rappresentanza degli italiani all’estero nei rapporti con le rappresentanze diplomatico-consolari.

il Cgie, svolge attività consultiva per il Governo sui temi di interesse per gli italiani all’estero. E’ composto da 94 Consiglieri, di cui 29 di nomina governativa e 65 eletti direttamente all’estero da “grandi elettori”, espressione dei Comites e delle associazioni italiane all’estero. Entrambi gli organismi hanno gestito budget da circa 50 milioni di euro l’anno.

Elezioni Comites – Quando si vota?

Update 12/11/2014: Per maggiore partecipazione alle elezioni dei #Comites  il MAE ha rinviato le elezioni per Aprile 2015.

http://www.eunews.it/2014/11/11/elezioni-dei-comites-rinviate-ad-aprile-2015/24957

Dove si vota?

A seguito delle elezioni del marzo 2004, operano oggi 124 Comites diffusi in 38 Paesi: di questi, 67 si trovano in Europa, 23 in America latina, 4 in America centrale, 16 in Nord America, 7 in Asia e Oceania e 7 in Africa.

Chi può votare?

Potranno votare tutti i cittadini italiani che hanno compiuto 18 anni alla data del 19 dicembre 2014, iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) e residenti nella circoscrizione consolare di riferimento da almeno sei mesi e, ovviamente, godono dei diritti politici, ma, novità introdotta quest’anno, solo qualora ne abbiano fatto espressamente richiesta alla sede consolare di competenza, entro e non oltre il 19 novembre 2014. Alla richiesta è necessario allegare la copia di un documento di identità valido.

Come si vota?

Compilando e rispondendo al mittente il plico elettorale inviato dall’ambasciata / consolato.

Che pensa Giovani Italiani Bruxelles?

Giovani Italiani Bruxelles non ha candidati tra le varie liste che si presentano in Belgio, ma segue queste elezioni da vicino. Alcune domande sorgono spontanee: sono davvero la forma di rappresentanza politica e amministrativa adeguata per i giovani emigrati?

Esistono delle valutazioni dell’operato di queste strutture nel passato?

Cosa potrebbero fare di diverso rispetto a quello che e’ stato fatto finora?

Ci sono i margini per rendere una struttura che fa fatica a rispondere alle esigenze attuali della popolazione degli italiani all’estero piu’ efficace e reattiva alle necessita’ odierne?

Giovani Italiani Bruxelles chiede un confronto con i candidati per capire meglio se le loro proposte sono davvero rilevanti per la nuova emigrazione giovanile.

Non ci piace, ad esempio, che gli italiani all’estero non iscritti all’AIRE – cioe’ un alto numero di giovani emigrati come spesso abbiamo detto – non possano votare.

A Bruxelles, e in generale in Europa,  esiste un bacino di potenziali utenti e elettori del COMITES che vengono tagliati fuori dal voto a causa di regole  che rendono complessa la partecipazione al voto.

La gestione dei Comites e l’elezione dei propri rappresentanti, da qualche tempo, è diventata una questione problematica. Già durante i dibattiti elettorali delle scorse elezioni politiche, alcuni candidati della Circoscrizione Estero che avevano cercato di contattare i rappresentanti di questi organi e, non avendo ottenuto risposta, avevano sollevato il problema di una maggiore trasparenza. Inoltre,durante i dibattiti pubblici organizzati durante la campagna elettorale, tutti i candidati delle differenti liste hanno confermato, che i Comites non pubblicano i bilanci.

Nelle prossime settimane organizzeremo un dibattito con i candidati in Belgio.  Maggiori informazioni seguiranno.

Chi sono i candidati?

A Bruxelles ci saranno due liste, entrambe ufficialmente apartitche, anche se contano con l’appoggio politico di vari partiti e associazioni rappresentanti della societa’ civile.

Campagna informativa della Farnesina sul rinnovo dei Comites 2014:

https://www.youtube.com/watch?v=zoDGJk6JGO8

RAI Info_Community:

https://www.youtube.com/watch?v=QWO1NmtmrjI

Approfondimento: storia e struttura

I Comites sono stati istituiti nel 1985 e sono gli organismi rappresentativi della collettività italiana all’estero e sono eletti direttamente dai connazionali non più residenti, appunto, in Italia. Il riferimento è la circoscrizione consolare dove risiedono almeno tremila connazionali, che devono essere, ovviamente, regolarmente iscritti nell’elenco dei cittadini italiani residenti all’estero.  Per le circoscrizioni con meno di 3mila cittadini italiani, i Comitati possono essere nominati dall’Autorità diplomatico-consolare.

I Comites sono composti da 12 o da 18 membri, a seconda che vengano eletti in Circoscrizioni consolari con un numero inferiore o superiore a 100mila connazionali residenti, Oltre ai membri eletti di cittadinanza italiana, possono far parte del Comitato, per cooptazione, cittadini stranieri di origine italiana in misura non eccedente un terzo dei componenti il Comitato eletto (4 o 6 componenti).

I Comites sono, inoltre, gli organi di rappresentanza degli italiani all’estero nei rapporti con le rappresentanze diplomatico-consolari. Contribuiscono a individuare le esigenze di sviluppo sociale, culturale e civile della comunità di riferimento, anche attraverso attività di studio o ricerca. Lavorano in collaborazione con l’autorità consolare, con le regioni e con le autonomie locali, nonché con enti, associazioni e comitati operanti nell’ambito della circoscrizione consolare. Promuovono, inoltre, iniziative sociali e culturali, in particolare riguardo alla partecipazione dei giovani, alle pari opportunità, all’assistenza sociale e scolastica, alla formazione professionale, al settore ricreativo, allo sport e al tempo libero. I Comitati sono altresì chiamati a cooperare con l’Autorità consolare nella tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini italiani residenti nella circoscrizione consolare.

Il secondo è il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, composto da 94 Consiglieri, di cui 29 di nomina governativa e 65 eletti direttamente all’estero da “grandi elettori”, espressione dei Comites e delle associazioni italiane all’estero.

Questi due organismi gestivano un budget di 50 milioni di euro l’anno.

La Federazione Italiana Emigrazione Immigrazione, la  (Filef) FILEF(Federazione italiana dei lavoratori emigranti e famiglie)  e l’Istituto Fernando Santi hanno espresso le loro preoccupazioni per una possibile bassa partecipazione elettorale.  Le motivazioni possono essere diverse: da una parte il fatto che dalle ultime elezioni sono passati dieci anni, dall’altra dalla mancanza di comunicazione, infatti queste elezioni sono state indette in tempi molto brevi, e, infine, dalle modalità di iscrizione nei registri degli elettori. Le motivazioni sono rintracciabili nel fatto che siano trascorsi dieci 10 anni dalle ultime elezioni dei Comites, per i brevi tempi con cui sono state indette e per le modalità introdotte per l’iscrizione nei registri degli elettori. Inoltre, la percezione di la generale mancanza di fiducia, che si registra tra le diverse collettività migranti, è motivo di preoccupazione. E non riguarda solo l’attività dei Comites, ma anche quella del Cgie e dei parlamentari eletti all’estero. Non solo riguardo all’attività dei Comites, ma anche del CGIE e dei parlamentari eletti all’estero.

Anche la Cgil CGIL, , con una lettera a Federica Mogherini, allora  Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale,Federica Mogherini, ha ribadito ribadisce le medesime preoccupazioni: “Confermiamo la nostra soddisfazione che le elezioni si facciano: questa è, per noi, una ottima notizia. Insieme a molti altri soggetti, primi gli italiani all’estero, le aspettavamo fin dalla scadenza naturale. Siamo preoccupati che le modalità con le quali esse si svolgeranno e i termini entro i quali si dovranno compiere gli atti propedeutici non abbiano un peso “negativo” sulla partecipazione al voto”.

Altro aspetto da considerare, secondo la Filef  FILEF, è l’emendamento approvato in Commissione Esteri e Difesa il 4 settembre 2014 e riguardante il rinnovo dei Comites.

L’emendamento Proposto dall’ On. Picchi e approvato si suppone in modo bipartisan, snatura, indirettamente ma in modo sostanziale, l’essenza delle consultazioni e degli organismi denominati Comites, COMITES: Comitati degli italiani all’estero.

Va detto che, all’atto di dell’approvazione dei COEMIT, poi divenuti poi COMITES, lo spirito del legislatore era stato quello di costituire delle rappresentanze delle collettività emigrate, che interloquissero con quelle istituzionali (Consolati) a livello di circoscrizione consolare, facendo emergere fabbisogni, istanze e tentando di programmare in modo partecipato i pochi interventi finanziati dallo Stato.

Gli emendamenti, approvati a settembre, evidenziano una modifica della natura di questi organismi. : eEssi vengono visti come dei consigli comunali (o regionali) extraterritoriali che si conformano alla politica nazionale ma in territori esteri: “Ii partiti e i movimenti politici dotati di proprio gruppo parlamentare sono esentati dal raccogliere firme per la presentazione delle rispettive liste.”

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Le politiche giovanili per le Nazioni Unite contano, per l’Italia no

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Contributo di Melania Lotti per Giovani Italiani Europa

Per la prima volta nella storia, le Nazioni Unite hanno convocato una conferenza su scala globale per parlare di Politiche Giovanili.

Il primo Global Forum on Youth Policy si é svolto a Baku, Azerbaijan dal 28 al 30 Ottobre, come un’iniziativa promossa dall’Incaricato per i Giovani del Segretario Generale delle Nazioni Unite, insieme a due agenzie specializzate (UNDP e UNESCO) e al Consiglio d’Europa. Già dallo scorso anno, il Segretario Generale delle Nazioni Unite aveva individuato tra le sue priorità principali quella di lavorare con i giovani e per i giovani, compiendo un passo importante per il riconoscimento delle politiche giovanili su scala globale.

Negli ultimi anni, i governi di tutto il mondo stanno sviluppando una crescente consapevolezza dell’esigenza di una cornice legale e politica per rispondere adeguatamente ai bisogni e alle aspirazioni delle nuove generazioni. Secondo le fonti ufficiali, nel 2014 sarebbero ben 122 i Paesi che hanno adottato un piano nazionale di politiche giovanili, un numero in vertiginoso aumento (del 50%) rispetto ai 99 Paesi dell’anno precente.

L’Italia non é tra questi Paesi. Come mostra uno studio pubblicato lo scorso Febbraio dalla Commissione Europea, a dispetto di un crescente interesse per le questioni giovanili, in Italia non esiste ad oggi una strategia nazionale per i giovani. Tali politiche sono lasciate per lo più alle iniziative regionali, con conseguenti enormi differenze da Regione a Regione. Inoltre, a seguito della crisi economica, i fondi per le politiche giovanili sono stati drasticamente ridotti e in particolare il Fondo per le Poltiche Giovanili é passato da 130 milioni nel periodo 2007-2009 a 20 milioni per il 2012, il che significa che le risorse per i giovani sono state tagliate di più della metà negli ultimi cinque anni. Sembra che in Italia le poltiche giovanili siano considerate tutt’al più un tema alla moda, da sfruttare eventualmente per beneficiare di qualche fondo europeo (come nel caso della Garanzia Giovani), ma senza una vera e propria strategia nazionale a lungo termine e senza intenzioni di introdurre riforme strutturali del sistema educativo, sociale e del mercato del lavoro, in modo da aiutare realmente la condizione delle giovani generazioni.

Dopotutto, l’area di competenza non viene ritenuta nemmeno degna di avere un vero e proprio Ministero. Infatti, in seguito alle dimissioni nel giugno del 2013 di Josefa Idem – Ministro per le Pari opportunità, lo Sport e le Politiche Giovanili – la responsabilità per le politiche giovanili è passata di mano in mano fino a ricadere come una delega al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Sebbene con un tasso di disoccupazione giovanile del 40% (dato 2013, Eurostat) le politiche del lavoro siano certamente una priorità, le sfide dei giovani sono molto più ampie e magari meritano più di una semplice delega. Per questo, l’organizzazione Giovani Italiani Europa ha lanciato a luglio scorso la campagna #MinistroChi, chiedendo al Primo Ministro Renzi di risonoscere, con un gesto concreto e simbolico al tempo stesso, l’importanza delle nuove generazioni dedicando alle politiche giovanili un vero e proprio ministero.  L’appello é rimasto finora inascoltato.

Del resto, ascoltare la voce dei giovani sembra non rientrare nelle abitudini italiane. In occasione del Summit europeo sull’occupazione e la crescita organizzato dalla Presidenza Italiana e svoltosi l’8 ottobre a Milano l’invito é stato recapitato a tutte le alte cariche Europee ma la voce dei giovani europei era assente.  La svista é stata pubblicamente evidenziata dall’uscente Commissaria Europea Androulla Vassiliou, che – in occasione della Conferenza Giovanile a Roma, organizzata nell’ambito dello strumento europeo del Dialogo Strutturato – ha rimproverato pubblicamente le autorità italiane per la decisione di non aver invitato lo European Youth Forum (Forum Europeo della Gioventù) al Summit. In fin dei conti, la classe politica italiana – e non solo- ama spesso parlare a voce alta DEI giovani, ma raramente PER i giovani, e quasi mai CON i giovani.

Fonti:

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Renzi in Brussels: Young Italians call for Youth Minister

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(Brussels 10/23/2014) With a rising number of young Italians emigrating abroad during Italy’s ongoing financial crisis, the Young Italians Brussels association calls on Prime Minister Matteo Renzi to do more to tackle youth unemployment at home.

The group asks Renzi to give greater political priority to youth issues be creating a dedicated Youth Minister in his government. Currently no such position exists, with youth issues being an overlooked issue and part of the portfolio of an undersecretary.

The Italian Prime Minister Matteo Renzi will speak in Brussels today at an event on “Promoting Talent and Entrepreneurship in Europe , a Way for Growth” organized by East Forum.

The call comes as Italy is failing to implement European support measures such as the Youth Guarantee scheme at national level.

The #MinistroChi or MinistroWho campaign was launched by Young Italians Brussels in a letter along with a mock video job advertisement for the position.

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Read more (Italian)

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Renzi a Bruxelles: Chediamo un Ministro per le Politiche Giovanili in Italia

Comunicato stampa – Bruxelles 24 Ottobre 2014

ministrochi

In occasione dell’intervento di Matteo Renzi previsto oggi in chiusura dell ’East Forum 2014 a tema “Promoting Talent and Entrepreneurship in Europe , a Way for Growthl’associazione Giovani Italiani Bruxelles rilancia la proposta di creare un Ministro per le Politiche Giovanili in Italia.

A fronte del fallimento dell’attuazione delle misure europee di sostegno alle Politiche Giovanili che il monitoraggio della Garanzia Giovani sta evidenziando in questi ultimi mesi, Giovani Italiani Bruxelles coglie l’occasione per ripresentare la richiesta, rimasta inascoltata settimane fa, al Primo Ministro.

La proposta ha gia’ ottenuto il sostegno di eurodeputati del suo partito come Elly Schlein, Brando Benifei e Andrea Cozzolino (gruppo S&D).

Per Giovani Italiani Bruxelles:

“Creare un vero ministro con un portafoglio definito, invece di una delega minore in un altro ministero, e’ una proposta concreta che dimostrerebbe quanto il governo italiano sia attento al tema dei giovani in questo momento di spaventosa crisi occupazionale per i venti-trentenni in Italia e in Europa”

“La prova di questa mancanza di attenzione e’ l’aumento vertiginoso dell’emigrazione giovanile. Un’intera generazione sta lasciando il paese per mancanza di opportunita’ lavorative e prospettive di futuro”

Giovani Italiani Bruxelles, attiva dal gennaio 2013 sul tema delle politiche giovanili e dell’accesso al mercato del lavoro, ha da poco dato il via alla proposta #MinistroChi, che pone l’attenzione su una questione fondamentale: nell’epoca della crisi e della disoccupazione giovanile, in Italia, non esiste attualmente un Ministro della Gioventu’ e delle Politiche Giovanili, che si occupi in modo attivo, e reale, della questione.

In occasione della visita di Matteo Renzi a Bruxelles, Giovani Italiani Bruxelles ripresenta una lettera aperta all’attuale Presidente del Consiglio, manifestando, la necessita’ specifica di questa figura istituzionale. In parallelo, e’ stata aperta una sorta di vacancy, sulla falsariga delle pagine web di annunci di lavoro, nella quale vengono evidenziate le caratteristiche della posizione e della persona cercata.

Alcuni membri di Giovani Italiani Bruxelles saranno all’evento. L’intervento di Matteo Renzi e’ previsto alle 16:45.

Notes to editors.

1. Matteo Renzi interverrà oggi in chiusura dell’East Forum 2014 a Bruxelles. Tra i temi affrontati nella conferenza il cui tema è promozione dei talenti e dell’imprenditoria per favorire la crescita in Europa si parlerà dell’attrazione e circolazione dei talenti.

2. La lettera di Giovani Italiani Bruxelles a Matteo Renzi

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“Lavorare manca”, in Italia…

A Bruxelles, martedì 14 ottobre, è stato presentato il nuovo libro di Diego Marani: storie di vita e lavoro di tre generazioni.

Un contributo personale da Raffaella Di Masi per Giovani Italiani Bruxelles.

Lavorare manca. In Italia. “Che novità!”, vi direte. Lavorare manca, in effetti, è un libro di Diego Marani, che parla proprio del lavoro che manca nel nostro Paese. Attraverso le storie di vita e di lavoro di tre generazioni, l’autore racconta come l’Italia, “La Repubblica fondata sul lavoro” della Costituzione, sia cambiata negli anni e come per molti ragazzi la fuga all’estero sia stata la soluzione possibile.

Di lavoro, di precariato e di fuga se ne è discusso a Bruxelles, martedì scorso: con l’autore sono intervenuti anche l’europarlamentare del gruppo S&D, Sergio Cofferati, ex sindacalista per la CGIL, di cui è stato segretario; Silvia Costa, europarlamentare S&D e presidente della Commissione Cultura e Istruzione del Parlamento Europeo, e Marco Zatterin, corrispondente de La Stampa a Bruxelles.

Il libro di  Marani non è altro che uno spaccato della vita e delle vicessitudini della nostra generazione, che si è trovata catapultata nel mondo del precariato e del lavoro atipico. Diversamente dalle generazioni precedenti – il nonno e il padre – dove il lavoro aveva una dimensione sociale definita, il figlio si ritrova immerso in una vita flessibile, precaria e senza sicurezze. In bilico. L’Italia che da Costituzione è una Repubblica fondata sul lavoro, in realtà per salvaguardarlo, il lavoro, non ha fatto niente. Complice è stata anche una mancanza di progettualità volta al futuro, il risultato è che per molti ragazzi italiani la fuga (non di cervelli, ma la fuga in generale), è stata l’unica soluzione possibile.

Oltre all’articolo 1, ricordiamo che la Costituzione Italia, nell’articolo 4, sottolinea che:

“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

Noi, Giovani Italiani Bruxelles, rivogliamo il lavoro, e le politiche giovanili, al centro del dibattito politico. E’ l’unico modo per fermare l’esodo e, tutto sommato, per rispettare la nostra Costituzione.

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