#AntiPasta Party – 28/01/2015, 19:00, Zonneklop bar

2° Anniversario di Giovani Italiani Bruxelles

Facebook: https://www.facebook.com/events/694273200693114/ eventoGIB

Pasta and drinks party at Zonneklop!

You are all invited to join us for some after work drinks, pasta and a bit of networking this Wednesday night at Zonneklop bar in Matonge, Ixelles.

The event is organised by a new Brussels based youth association – Giovani Italiani Europa asbl – an independent group focusing on youth unemployment and emigration of young people during the economic crisis.

The group is a network of young Italian professionals living and working in Brussels that organizes media and advocacy campaigns toward the EU institutions and Italian government.

We’re really interested to meet other young people who have interest in similar topics, especially people from youth associations.

– During the event you can win a romantic dinner for two at restaurant Via Balbi (Brussels) via our fundraising raffle.

For more info on our association check out more info in English here: http://giovanibruxelles.org/giovani-italiani-europa/

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26/01/2015 · 18:51

Il dibattito sulla Garanzia Giovani continua

Contributo di Pamela Preschern per Giovani Italiani Bruxelles.

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Martedì 20 gennaio si è tenuto presso la sede di Bruxelles del CIFE (Centre International de formation européenne) un incontro al quale hanno partecipato il Presidente del Comitato delle Regioni, Michel Lebrun e i rappresentanti di istituzioni europee, ONG, accademici e membri della società civile.  Il dibattito, focalizzato su ‘Garanzia Giovani’ , si è svolto nell’ambito dei cosiddetti ‘Midis du CIFE’, incontri che il Centro organizza cinque volte l’anno su questioni di attualità europea, alla presenza di autorevoli personaggi del mondo politico e accademico.

Il relatore, il Presidente Lebrun, ha presentato brevemente l’iniziativa della Commissione europea volta a promuovere l’occupazione giovanile,  evidenziandone i benefici  e, soprattutto, soffermandosi sulle criticità.

Lebrun ha ricordato l’origine di ‘Garanzia Giovani’, proposta dalla Commissione europea sulla base  dell’esperienza positiva della Finlandia dove nel 2011, grazie ad un sistema di garanzia per i giovani disoccupati ,più dell’80% di questi ha potuto beneficiare di un’offerta entro 3 mesi dall’iscrizione ai centri per l’impiego.  L’esecutivo europeo  ha pertanto considerato  questa storia di successo uno stimolo per gli altri Stati membri, soprattutto quelli in cui molti giovani ormai sfiduciati, si trasferiscono all’estero alla ricerca di migliori opportunità.

Lebraun ha poi spiegato l’interesse del Comitato delle regioni, in quanto Assemblea dei rappresentanti regionali e locali dell’Unione europea  verso questa specifica iniziativa. Le collettività territoriali, infatti, contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi della Strategia ‘Europa 2020’in materia di occupazione e inclusione sociale, attraverso l’implementazione di misure specifiche, l’ offerta di opportunità concrete ai giovani e il sostegno allo scambio di best pactices.  Il loro valore risiede nell’essere a contatto con i diretti interessati, rappresentando quindi il livello più adeguato per valutare le necessità e realizzare  iniziative nell’ambito dell’impiego e della formazione giovanili. E’ chiaro quindi, ha aggiunto, che per garantire efficacia di ‘Garanzia Giovani’, siano necessarie soluzioni locali in tutte le sue fasi, dall’ideazione passando per l’implementazione fino ad arrivare al controllo e alla valutazione, in linea con il principio di sussidiarietà, nonché strategie che prevedano la collaborazione tra enti locali, servizi per l’impiego e centri di orientamento e formazione.

Nonostante le potenzialità e i numeri  incoraggianti (su 28 Stati membri 26  hanno adottato i Piani nazionali per l’attuazione della Garanzia) il Presidente del Comitato delle regioni ha messo in luce alcuni dei problemi emersi. Tra i primi meritano di essere menzionate le evidenti differenze riscontrate nei servizi pubblici per l’impiego dei vari Stati membri in termini di strutture, modalità di esecuzione e tipologia delle attività svolte, quantità di risorse a loro disposizione, ma anche l’inefficacia di alcuni servizi, incapaci di offrire ai destinatari dei percorsi personalizzati.

Inoltre ha sottolineato il debole coinvolgimento del settore privato nello sviluppo di misure di apprendimento e in altre iniziative di formazione, oltre alla mancanza  di strategie mirate a sensibilizzare e ad incoraggiare l’assunzione di giovani disoccupati.

Le costrizioni imposte dal Patto di Stabilità, ha poi aggiunto, rendono difficile per molti Stati membri poter disporre di risorse da dedicare a sostegno delle politiche occupazionali; tra queste il mantenimento del deficit al di sotto della soglia del 3% e il contenimento dell’indebitamento pubblico. Per chiudere con una nota positiva, tuttavia, Lebrun ha ricordato che nel  cosiddetto ‘Piano Juncker’ il Presidente della Commissione ha proposto una nuova interpretazione, più flessibile, del  Patto di Stabilità comunitario, stabilendo che le risorse che i paesi membri investiranno nel Fondo europeo per gli investimenti strategici  (il cosiddetto EFSI)non saranno considerate nel Patto.  ‘Garanzia Giovani’ potrebbe effettivamente rientrare tra questo tipo di investimenti.

Alla presentazione di Lebrun sono seguite alcune riflessioni dal pubblico che hanno messo in risalto le difficoltà di attuazione in alcuni paesi ( il Belgio ad esempio), dove le politiche relative alla formazione sono gestite su base regionale e le competenze ripartite tra tre diverse autorità. Sono inoltre emerse preoccupazioni circa il mantenimento di alcune regole imposte agli Stati che potrebbero attenuare l’effetto del nuovo ‘Piano Juncker’, quali l’obbligo di estinguere i debiti l’anno stesso in cui sono contratti.

 

 

 

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Italia: disoccupazione giovanile quasi al 44%

La crisi occupazionale non e’ per niente finita e in paesi come l’Italia pesa soprattutto sulle categorie deboli e sui giovani.

Negli ultimi anni i politici italiani hanno lanciato piu’ slogan che proposte, ma finora solo una misura Europea, la Garanzia per I Giovani, e’ stata lanciata a livello nazionale e viene messa in atto in questi mesi a livello regionale, purtroppo con risultati molto limitati.

Questa cifra (orami quasi del 44%) e’ un avvertimento per la riforma del mercato del lavoro e per il governo italiano affiche’ stia attento a non togliere garanzie ai lavoratori dicendo di farlo anche “per dare spazio ai giovani”.

L’attuale governo italiano e i politici della corrente legislatura stanno lavorando da molti mesi ormai ma continuano a varare misure inutili o troppo poco efficaci.

La disoccupazione giovanile non e’ affatto una priorita’ politica tra i nuovi ministri – purtroppo ancora manca un ministro per le politiche giovanili.

Per questo in massa dall’Italia si emigra all’estero.

Quanto ancora dovremo aspettare per vedere reali miglioramenti?

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Garanzia Giovani: risultati deludenti per i giovani italiani

Contributo di Pamela Preschern per Giovani Italiani Bruxelles

Lo scorso 10 dicembre sono stati pubblicati i risultati del primo sondaggio sul Piano ‘Garanzia Giovani’ condotto a livello nazionale dai ’Associazione ADAPT  e dal giornale online ‘Repubblica degli stagisti’ cui Giovani Italiani Bruxelles é partner ufficiale.

I  dati, raccolti su un campione di quasi 1.600 giovani su un totale di circa 330.000 iscritti a Garanzia Giovani, sono  funzionali a fornire al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali una panoramica del Programma, mettendo in luce ostacoli, difficoltà e ritardi e a incoraggiare la presentazione di proposte per una migliore gestione dello stesso.

Il sondaggio, disponibile online da metà ottobre, è stato condotto in forma anonima includendo domande riguardanti le varie fasi del Programma, oltre ad un giudizio globale da parte dei partecipanti circa la sua utilità e efficienza. I risultati sono piuttosto deludenti.

- Garanziaover25 – 

Ad attirare immediatamente l’attenzione è l’età dei partecipanti: una grande maggioranza degli intervistati ha tra i 25 e i 29 anni (70%), confermando che in Italia l’ingresso nel mondo del lavoro avviene  più tardi rispetto alla media europea. Per questo motivo, come Giovani Italiani Bruxelles ha sempre sostenuto, estendere la misura a quella fascia di etá é stato di importanza fondamentale.

Altro elemento interessante riguarda le aspettative dei giovani iscritti: appare chiaramente che per i più l’utilità del Programma è legata alla possibilità concreta di ottenere un lavoro o uno stage. In ordine decrescente, a livello percentuale, vi sono i disillusi, ossia coloro che si sono iscritti a Garanzia Giovani senza grandi aspettative ed infine una minoranza che lo considera uno strumento di supporto nel fornire suggerimenti utili nella ricerca di un lavoro o semplicemente per rafforzare il curriculum vitae.

‘Garanzia Giovani’ si è dimostrata complessivamente poco attraente per i suoi destinatari principali, i cosiddetti ‘Neet’ ossia quei giovani disoccupati che non sono alla ricerca né di un’opportunità di lavoro né di programmi di formazione. Risulta infatti che circa il 70% degli intervistati cercava attivamente  un impiego o un programma di formazione al momento dell’iscrizione a Garanzia Giovani.

Procedendo all’analisi delle varie fasi è emerso che dei tre quarti degli intervistati iscritti a Garanzia Giovani poco più della metà ha superato la fase dell’iscrizione accedendo alla seconda, ossia quella relativa al primo contatto da parte dei servizi per l’impiego regionali per un incontro di persona. Inoltre, i tempi medi di attesa tra le prime due fasi si sono rivelati piuttosto lunghi, in media un paio di mesi , in contrasto con quelli intercorsi tra il primo contatto e la successiva convocazione al colloquio.

Pi ù preoccupante dei tempi è il contenuto dei colloqui: le informazioni fornite sono state giudicate da più dell’80% dei rispondenti vaghe e  prive di alcun riferimento ad opportunità concrete.

- Solamente il 15,5% dei giovani che hanno sostenuto il primo colloquio è stato poi ricontattato – 

Si tratta di una cifra preoccupante per quanto riguarda l’attuazione in Italia: troppo pochi giovani hanno effettivamente beneficiato di Garanzia Giovani, per difficoltà di attuazione a livello regionale, legate soprattutto a questioni amministrative.

C’è dunque un 85% che resta per ora in attesa e dopo essersi iscritto e aver sottoscritto il patto di servizio attende con (più o meno) pazienza di essere richiamato per qualche proposta concreta.

I dati sono ancora meno incoraggianti per le fasi seguenti: il secondo contatto per la proposta di un’opportunità di lavoro o formazione ha riguardato meno di un quinto di coloro che hanno sostenuto il colloquio iniziale. Di questi  solo il 2% ha ottenuto un lavoro/stage o programmi di accompagnamento al lavoro, apprendistato,  servizio civile,  misure di sostegno all’ auto-imprenditorialità o mobilità professionale in Italia o in un altro paese europeo, così come previsto da Garanzia Giovani.

Nella loro valutazione globale gli intervistati hanno dimostrato un’ampia insoddisfazione riguardo alla gestione del Programma, il che deve far riflettere il Ministero , le regioni e gli enti coinvolti sulla necessità di migliorarne l’efficienza, impedendo il fallimento di una strategia pensata con l’obiettivo di stimolare e  ridare fiducia alle migliaia di giovani profondamente disillusi dalle recenti politiche in tema di sostegno all’occupazione.

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Cittadinanza europea, libera circolazione e welfare: la Corte di Giustizia fa chiarezza sul godimento delle prestazioni sociali nello stato UE ospitante

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Con questo articolo vogliamo informarvi sul contenuto di sentenze che hanno un impatto sulla vita dei giovani europei che vivono in un altro Stato membro dell’UE.

Di seguito la sentenza spiegata dall’Avv. Giulia Donadi –  consulente legale di Giovani Italiani Bruxelles

Per la Corte di Giustizia con sede in Lussemburgo: i cittadini dell’Unione economicamente inattivi che si recano in un altro Stato membro possono vedersi negato il beneficio di talune prestazioni sociali.

La Corte di giustizia con la sentenza pubblicata martedì 11 novembre 2014 (C-333/13) stabilisce una stretta relazione tra diritto di soggiorno e diritto a beneficiare delle prestazioni sociali nel paese membro ospitante.

Al vaglio della Corte la controversia tra due cittadini rumeni (una madre e suo figlio) e il centro per l’impiego di Lipsia (Germania). Quest’ultimo ha negato alla signora Dano e a suo figlio Florin le prestazioni dell’assicurazione di base. Dagli atti di causa risulta che la signora Dano vive in Germania insieme al figlio almeno dal novembre 2010 ed abita presso la sorella che provvede al suo sostentamento e a quello del figlio. Non ha esercitato alcuna attività lavorativa né in Germania né in Romania e non è in cerca di lavoro.

La Corte dichiara che per poter far valere il diritto alla parità di trattamento per quanto riguarda l’accesso a prestazioni sociali, è necessario che il soggiorno presso il paese ospitante soddisfi determinate condizioni fissate dalla direttiva sulla libera circolazione (direttiva 2004/38).

Tale direttiva, ricorda la Corte, distingue tra i soggiorni che vanno fino ai tre mesi e i soggiorni di durata superiore a tre mesi e inferiori a cinque anni.

Per i soggiorni che vanno fino a tre mesilo Stato membro ospitante non è tenuto ad attribuire prestazioni di assistenza sociale a un cittadino di un altro Stato membro o ai suoi familiari durante questo periodo.

Per i soggiorni della durata superiore a tre mesi ma inferiori a cinque anni (come nel caso in esame), sempre alla luce della suddetta direttiva, lo Stato membro ospitante “deve avere la possibilità di negare la concessione di prestazioni sociali a cittadini dell’Unione economicamente inattivi che esercitino la libertà di circolazione con l’unico fine di ottenere il beneficio dell’aiuto sociale di un altro Stato membro pur non disponendo delle risorse sufficienti per poter rivendicare il beneficio del diritto di soggiorno”.

La Corte ricorda che la direttiva 2004/38 “mira ad evitare che i cittadini economicamente inattivi utilizzino il sistema di protezione sociale dello Stato membro ospitante per finanziare il proprio sostentamento”.

Dunque, a parere della Corte, per le persone economicamente inattive che si recano in un altro Stato membro, il diritto di soggiorno è subordinato alla condizione che esse dispongano di risorse sufficienti.

E lo Stato membro ospitante può negar loro il beneficio di prestazioni sociali che sono assicurate ai propri cittadini che si trovano nella medesima situazione.

Nel caso in esame, la Corte ha sancito che la signora Dano e suo figlio, non disponendo di risorse sufficienti, non possono rivendicare il diritto di soggiorno in Germania in forza della direttiva 2004/38 e quindi non possono appellarsi al principio di non discriminazione sancito dalla suddetta direttiva e dal regolamento sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (reg. 883/2004).

Per Giovani Italiani Bruxelles / Giovani Italiani Europa questa sentenza è molto importante perché tocca nel vivo una questione chiave per le migliaia di giovani europei che scelgono di spostarsi in uno stato diverso da quello di residenza in cerca di opportunità e futuro.

Chiediamo che in questo periodo di recessione e di revisione delle politiche migratorie e sociali in molti paesi dell’Unione non venga minacciato il diritto alla libera circolazione dei cittadini.

Libera circolazione e godimento delle prestazioni sociali sono aspetti legalmente correlati ma distinti.

Ci teniamo a ribadire quanto sia importante tutelare la libera circolazione evitando di cadere in facili cliché sulla paura dei migranti  che sono una grande ricchezza nel paese ospitante in quanto forza lavoro, portatori di idee e di risorse che alimentano la vita economica e sociale dei paesi di accoglienza.

Questo non deve giustificare però comportamenti scorretti da parte di cittadini UE (e non) che fanno degli ammortizzatori sociali una fonte fissa di reddito invece di considerarli uno strumento temporaneo durante le fasi di ricerca di lavoro.

Queste forme di comportamento a volte scorretto possono risultare rischiose in un’Europa in cui il consolidamento fiscale ha diminuito i margini di manovra per il sostentamento dei sistemi di welfare  (dato che, come ha ribadito la BCE, si prevede un periodo lungo di crescita debole) e in cui le risorse per il welfare vanno tutelate per salvaguardare chi è effettivamente alla ricerca di un lavoro e quelle categorie deboli (madri, disabili, disoccupati in età avanzata, ecc.) che hanno più bisogno di assistenza.

Non ci sono differenze tra cittadini italiani, rumeni, tedeschi o extra-europei: chi si comporta in modo opinabile potrebbe costituire un danno per altri cittadini.

Bisogna stare molto attenti a non strumentalizzare certi episodi e la deliberata “denuncia dello straniero” che inevitabilmente apre la porta a facili fenomeni di razzismo ed euroscetticismo, con la minaccia non solo della libera circolazione dei cittadini ma anche di quei valori e  diritti civili e sociali che stanno alla base dell’Unione Europea.

Commento di Francesca Romana Minniti

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Prosegue la campagna sulla Garanzia Giovani: sondaggio e testimonzianze

Dopo l’incontro con l’ex-Primo Ministro Enrico Letta a giugno 2013 e la campagna #GaranziaOver25, Giovani Italiani Europa – Bruxelles  torna a occuparsi della Garanzia Giovani, e lo fa con due iniziative:

1. Una partnership con Adapt e Repubblica degli Studenti  per promuovere il questionario online, recentemente lanciato al fine di raccogliere le esperienze dei ragazzi e ragazze che si sono avvalsi dei servizi della Garanzia Giovani e poterne fare un bilancio della qualità e dell’organizzazione del servizio.

La Garanzia Giovani e’ una misura promossa dalle istituzioni europee che è stata ritenuta efficace in questo periodo di altissima disoccupazione giovanile.

Giovani Italiani Bruxelles si fa voce degli italiani all’estero nella città da cui è partita la misura perchè abbia un impatto positivo su chi ancora non è partito e non deve essere costretto a lasciare il proprio paese per mancanza di opportunità. A Bruxelles, capitale europea, moltissime istituzioni pubbliche e associazoni continuano ad appoggiarla e sottolinearne i benefici per le giovani generazioni. Chiediamo al governo e alle istituzioni locali e regionali che l’Italia attui questa misura in modo corretto in tutti le regioni e che non si verifichino disuguaglianze.

2. Una raccolta di esperienze personali sul servizio offerto dalle Regioni, raccontate in prima persona da chi è iscritto al programma e vive la Garanzia Giovani non come uno slogan europeo o una serie di statistiche, ma come una realtà quotidiana.

Queste due iniziative permetteranno a Giovani Italiani Europa – Bruxelles di capire meglio i reali effetti della manovra e la sua efficacia, per poter cosi’ continuare il suo lavoro di rappresentanza presso e collaborazione con le istituzioni europee a Bruxelles.

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COMITES: dovrebbero rappresentare gli italiani all’estero, lo sapevate?

Non li conosce quasi nessuno, sono il “Comitato degli Italiani Residenti all’Estero” – soltanto il 2,5% degli intervistati residenti in Belgio sa cosa sono secondo un recente sondaggio.

Hanno un budget elevato tramite la Farnesina  e tra poco più di un mese ci saranno le elezioni per il loro rinnovo.

Un altro organismo di rappresentanza e’ il CGIE, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero

Il Comites, è l’organo di rappresentanza degli italiani all’estero nei rapporti con le rappresentanze diplomatico-consolari.

il Cgie, svolge attività consultiva per il Governo sui temi di interesse per gli italiani all’estero. E’ composto da 94 Consiglieri, di cui 29 di nomina governativa e 65 eletti direttamente all’estero da “grandi elettori”, espressione dei Comites e delle associazioni italiane all’estero. Entrambi gli organismi hanno gestito budget da circa 50 milioni di euro l’anno.

Elezioni Comites – Quando si vota?

Update 12/11/2014: Per maggiore partecipazione alle elezioni dei #Comites  il MAE ha rinviato le elezioni per Aprile 2015.

http://www.eunews.it/2014/11/11/elezioni-dei-comites-rinviate-ad-aprile-2015/24957

Dove si vota?

A seguito delle elezioni del marzo 2004, operano oggi 124 Comites diffusi in 38 Paesi: di questi, 67 si trovano in Europa, 23 in America latina, 4 in America centrale, 16 in Nord America, 7 in Asia e Oceania e 7 in Africa.

Chi può votare?

Potranno votare tutti i cittadini italiani che hanno compiuto 18 anni alla data del 19 dicembre 2014, iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) e residenti nella circoscrizione consolare di riferimento da almeno sei mesi e, ovviamente, godono dei diritti politici, ma, novità introdotta quest’anno, solo qualora ne abbiano fatto espressamente richiesta alla sede consolare di competenza, entro e non oltre il 19 novembre 2014. Alla richiesta è necessario allegare la copia di un documento di identità valido.

Come si vota?

Compilando e rispondendo al mittente il plico elettorale inviato dall’ambasciata / consolato.

Che pensa Giovani Italiani Bruxelles?

Giovani Italiani Bruxelles non ha candidati tra le varie liste che si presentano in Belgio, ma segue queste elezioni da vicino. Alcune domande sorgono spontanee: sono davvero la forma di rappresentanza politica e amministrativa adeguata per i giovani emigrati?

Esistono delle valutazioni dell’operato di queste strutture nel passato?

Cosa potrebbero fare di diverso rispetto a quello che e’ stato fatto finora?

Ci sono i margini per rendere una struttura che fa fatica a rispondere alle esigenze attuali della popolazione degli italiani all’estero piu’ efficace e reattiva alle necessita’ odierne?

Giovani Italiani Bruxelles chiede un confronto con i candidati per capire meglio se le loro proposte sono davvero rilevanti per la nuova emigrazione giovanile.

Non ci piace, ad esempio, che gli italiani all’estero non iscritti all’AIRE – cioe’ un alto numero di giovani emigrati come spesso abbiamo detto – non possano votare.

A Bruxelles, e in generale in Europa,  esiste un bacino di potenziali utenti e elettori del COMITES che vengono tagliati fuori dal voto a causa di regole  che rendono complessa la partecipazione al voto.

La gestione dei Comites e l’elezione dei propri rappresentanti, da qualche tempo, è diventata una questione problematica. Già durante i dibattiti elettorali delle scorse elezioni politiche, alcuni candidati della Circoscrizione Estero che avevano cercato di contattare i rappresentanti di questi organi e, non avendo ottenuto risposta, avevano sollevato il problema di una maggiore trasparenza. Inoltre,durante i dibattiti pubblici organizzati durante la campagna elettorale, tutti i candidati delle differenti liste hanno confermato, che i Comites non pubblicano i bilanci.

Nelle prossime settimane organizzeremo un dibattito con i candidati in Belgio.  Maggiori informazioni seguiranno.

Chi sono i candidati?

A Bruxelles ci saranno due liste, entrambe ufficialmente apartitche, anche se contano con l’appoggio politico di vari partiti e associazioni rappresentanti della societa’ civile.

Campagna informativa della Farnesina sul rinnovo dei Comites 2014:

https://www.youtube.com/watch?v=zoDGJk6JGO8

RAI Info_Community:

https://www.youtube.com/watch?v=QWO1NmtmrjI

Approfondimento: storia e struttura

I Comites sono stati istituiti nel 1985 e sono gli organismi rappresentativi della collettività italiana all’estero e sono eletti direttamente dai connazionali non più residenti, appunto, in Italia. Il riferimento è la circoscrizione consolare dove risiedono almeno tremila connazionali, che devono essere, ovviamente, regolarmente iscritti nell’elenco dei cittadini italiani residenti all’estero.  Per le circoscrizioni con meno di 3mila cittadini italiani, i Comitati possono essere nominati dall’Autorità diplomatico-consolare.

I Comites sono composti da 12 o da 18 membri, a seconda che vengano eletti in Circoscrizioni consolari con un numero inferiore o superiore a 100mila connazionali residenti, Oltre ai membri eletti di cittadinanza italiana, possono far parte del Comitato, per cooptazione, cittadini stranieri di origine italiana in misura non eccedente un terzo dei componenti il Comitato eletto (4 o 6 componenti).

I Comites sono, inoltre, gli organi di rappresentanza degli italiani all’estero nei rapporti con le rappresentanze diplomatico-consolari. Contribuiscono a individuare le esigenze di sviluppo sociale, culturale e civile della comunità di riferimento, anche attraverso attività di studio o ricerca. Lavorano in collaborazione con l’autorità consolare, con le regioni e con le autonomie locali, nonché con enti, associazioni e comitati operanti nell’ambito della circoscrizione consolare. Promuovono, inoltre, iniziative sociali e culturali, in particolare riguardo alla partecipazione dei giovani, alle pari opportunità, all’assistenza sociale e scolastica, alla formazione professionale, al settore ricreativo, allo sport e al tempo libero. I Comitati sono altresì chiamati a cooperare con l’Autorità consolare nella tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini italiani residenti nella circoscrizione consolare.

Il secondo è il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, composto da 94 Consiglieri, di cui 29 di nomina governativa e 65 eletti direttamente all’estero da “grandi elettori”, espressione dei Comites e delle associazioni italiane all’estero.

Questi due organismi gestivano un budget di 50 milioni di euro l’anno.

La Federazione Italiana Emigrazione Immigrazione, la  (Filef) FILEF(Federazione italiana dei lavoratori emigranti e famiglie)  e l’Istituto Fernando Santi hanno espresso le loro preoccupazioni per una possibile bassa partecipazione elettorale.  Le motivazioni possono essere diverse: da una parte il fatto che dalle ultime elezioni sono passati dieci anni, dall’altra dalla mancanza di comunicazione, infatti queste elezioni sono state indette in tempi molto brevi, e, infine, dalle modalità di iscrizione nei registri degli elettori. Le motivazioni sono rintracciabili nel fatto che siano trascorsi dieci 10 anni dalle ultime elezioni dei Comites, per i brevi tempi con cui sono state indette e per le modalità introdotte per l’iscrizione nei registri degli elettori. Inoltre, la percezione di la generale mancanza di fiducia, che si registra tra le diverse collettività migranti, è motivo di preoccupazione. E non riguarda solo l’attività dei Comites, ma anche quella del Cgie e dei parlamentari eletti all’estero. Non solo riguardo all’attività dei Comites, ma anche del CGIE e dei parlamentari eletti all’estero.

Anche la Cgil CGIL, , con una lettera a Federica Mogherini, allora  Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale,Federica Mogherini, ha ribadito ribadisce le medesime preoccupazioni: “Confermiamo la nostra soddisfazione che le elezioni si facciano: questa è, per noi, una ottima notizia. Insieme a molti altri soggetti, primi gli italiani all’estero, le aspettavamo fin dalla scadenza naturale. Siamo preoccupati che le modalità con le quali esse si svolgeranno e i termini entro i quali si dovranno compiere gli atti propedeutici non abbiano un peso “negativo” sulla partecipazione al voto”.

Altro aspetto da considerare, secondo la Filef  FILEF, è l’emendamento approvato in Commissione Esteri e Difesa il 4 settembre 2014 e riguardante il rinnovo dei Comites.

L’emendamento Proposto dall’ On. Picchi e approvato si suppone in modo bipartisan, snatura, indirettamente ma in modo sostanziale, l’essenza delle consultazioni e degli organismi denominati Comites, COMITES: Comitati degli italiani all’estero.

Va detto che, all’atto di dell’approvazione dei COEMIT, poi divenuti poi COMITES, lo spirito del legislatore era stato quello di costituire delle rappresentanze delle collettività emigrate, che interloquissero con quelle istituzionali (Consolati) a livello di circoscrizione consolare, facendo emergere fabbisogni, istanze e tentando di programmare in modo partecipato i pochi interventi finanziati dallo Stato.

Gli emendamenti, approvati a settembre, evidenziano una modifica della natura di questi organismi. : eEssi vengono visti come dei consigli comunali (o regionali) extraterritoriali che si conformano alla politica nazionale ma in territori esteri: “Ii partiti e i movimenti politici dotati di proprio gruppo parlamentare sono esentati dal raccogliere firme per la presentazione delle rispettive liste.”

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